In questo stesso giorno, venti anni fa, qualcuno nasceva, qualcuno festeggiava un compleanno, qualcun altro l’anniversario di matrimonio; ognuno viveva la propria vita, indipendentemente dagli altri, come succede praticamente ogni giorno. Ma vent’anni fa, in questo stesso giorno, è successo qualcosa che ha accomunato le vite di tutti noi, che ci ha colpiti tutti: vent’anni fa la mafia metteva a segno un’altra delle stragi che hanno reso terribili alcuni decenni della storia del nostro Paese, assassinando Giovanni Falcone, sua moglie e gli uomini della scorta.
Vent’anni fa io avevo 6 anni e certo non potevo avere idea di cosa stesse succedendo: di quel giorno ricordo solo che la radio ripeteva continuamente il nome di Falcone, qualche mese dopo affiancandolo a quello di Paolo Borsellino (anche lui barbaramente ucciso dalla mafia); ricordo di aver pensato che “Borsellino” fosse un cognome tanto buffo, che mi faceva pensare al portamonete di mia nonna. Ma ero, appunto, un bambino e non potevo sapere che quella giornata aveva coinvolto, in fondo, anche me…
Chi parla e cammina a testa alta, muore una volta sola…
Euro, un fallimento annunciato. Venti anni fa il keynesiano Wynne Godley spiegava perché non poteva funzionare
L’articolo che pubblichiamo di seguito ha venti anni. L’autore, Wynne Godley, noto economista britannico Post Keynesiano e collaboratore del Tesoro del Regno Unito, individua i problemi nella costruzione dell’Unione Monetaria a partire dal Trattato di Maastricht. In particolare sottolinea come il Trattato sottintendesse un’impostazione ideologica per la quale gli Stati non devono occuparsi di politica economica e tutto ciò che è richiesto per far funzionare il sistema è una banca centrale, indipendente dalla politica, che si occupi di controllare l’inflazione.
…et libera nos a malo.
Visto che oggi tutti festeggiano il 25 aprile, alcuni senza neppure sapere cosa si festeggi, voglio fare anche io la mia parte, parlando di un interessante libro di Pansa , “Sconosciuto 1945”; interessante, perché contiene testimonianze molto forti sui crimini compiuti con la giustificazione della lotta al fascismo: sono testimonianze che lasciano veramente senza parole. Personalmente, in molti casi ho provato la stessa sensazione di disgusto che mi ha colto guardando il film “Gomorra”; mi disgusta il fatto che ci sia gente capace di uccidere con tanta facilità, per motivi stupidi. La differenza è solo una: della mafia si parla, se ne denunciano i crimini in tv, canzoni, film, libri (come anche delle vergogne del nazi-fascismo). Dei delitti di cui parla Pansa, invece, è difficile parlare, come dimostrano le contestazioni che hanno interessato l’autore alle varie presentazioni dei suoi libri; “Triangolo rosso, nessun rimorso”, tanto per fare un esempio. E ancora più difficile, per i parenti delle vittime, è, ed è stato, ottenere giustizia (con la legge, non con il sangue); oltre agli ostacoli posti dai partiti (per non dire “il partito”) cui appartenevano gli assassini, c’è anche la cara vecchia omertà italiana.
Insomma, come si sa, la storia la scrivono i vincitori. E gli altri devono stare zitti e dimenticare. Perché gli omicidi servivano, secondo l’opinione corrente, a liberare il paese dall’oppressione e riportare la democrazia. Dunque bisognava uccidere ragazzini di 14 anni perché indossavano una camicia nera, donne (come Rosina, colpevole di essersi innamorata di un soldato tedesco), persone indifese ed estranee alle atrocità della guerra: la cosa mi fa inorridire…specie se penso che molti di quelli che festeggiano sostengono che “la democrazia non si possa imporre con le armi”; ma siamo in Italia, dove la legge fondamentale è quella dei due pesi e delle due misure, quindi certe convinzioni vanno e vengono a seconda delle necessità.
Sorvoliamo poi sul fatto che lo scopo di molti partigiani (quelli “rossi”), era di preparare il terreno per la rivoluzione comunista, sostituendo la dittatura fascista con una comunista: e per ottenere questo, non ci si fermava neppure davanti all’omicidio.
Insomma, un libro che consiglio a tutti; dopo sessant’anni dovremmo mettere da parte le mitologie ed analizzare i fatti lucidamente.
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Qualche mese fa ho deciso di convertire la mia collezione musicale di MP3 in file di formato libero: qualcuno potrà ritenerla una scelta troppo drastica, ma sta di fatto che cambiare non costa nulla e che i due formati sono all’incirca equivalenti (entrambi con perdita, a parità di qualità le dimensioni dei file sono all’incirca equivalenti), quindi tanto vale passare al lato libero della forza! Per chi non lo sapesse, uno dei vantaggi principali dei formati liberi è la certezza che essi saranno sempre leggibili, poiché la “chiave” di decodifica è liberamente utilizzabile da chiunque e non è soggetta alle licenze restrittive che coprono invece altri formati (mp3 appunto, ma anche doc, xls, ecc.); immaginate di aver effettuato un backup di dati molto importanti utilizzando un programma proprietario: quest programma probabilmente salverà i file in un formato proprietario, gestibile soltanto con quel determinato programma. Un anno dopo andate a recuperare gli importantissimi file contenuti nel backup ma…sorpresa, il programma che avevate utilizzato non esiste più, o non supporta il vostro attuale Sistema Operativo, con il risultato che i vostri file sono perduti. Spiacevole, non vi pare?
GNU/Linux all’Expo Elettronica !
Il prossimo fine settimana (17 e 18 marzo) si terrà, presso l’Umbria Fiere di Bastia, l’Expo Elettronica; come di consueto, anche lo GNU/LUG (Linux User Group) di Perugia parteciperà all’evento, grazie allo spazio gentilmente messo a disposizione dalla BluNautilus.
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