Perché scelgo il software libero

Devo ammetterlo: a volte quando affermo di utilizzare un sistema operativo GNU/Linux mi sembra che il mio interlocutore mi guardi come se gli avessi appena confessato di essere dedito al cannibalismo. A ben pensarci, questo non è molto strano, visto e considerato che per la maggior parte degli utenti Linux (mi perdonino i puristi, ma scrivere sempre GNU/LInux è fastidioso) è sinonimo di righe di comando e stringhe a non finire, difficoltà di utilizzo, mancanza di programmi e chi più ne ha più ne metta: peccato che tutto ciò non sia vero (non più, se non altro).
Ormai i sistemi operativi basati su Linux hanno raggiunto livelli di usabilità impressionanti (la grafica poi è impressionante! Bellissima!) , per non parlare della quantità di programmi disponibili, dal browser web ai software per utilizzo medico, al software per controllare il puntatore del mouse attraverso gli spostamenti del viso (questo l’ho scoperto oggi, si chiama MouseTrap ).

Ma perché un utente “medio” dovrebbe scegliere Linux e, più in generale, il software libero al posto della bella copia di Windows che trova preinstallata nel computer appena comprato (illudendosi ingenuamente di non averla pagata)?
I motivi sono diversi e cercherò di elencarli a partire dal più “interessante” per l’utente medio di prima.

 

Innanzitutto il software libero è, nella stragrande maggioranza dei casi, gratuito. E’ inutile negare che questo sia un fattore allettante per molti utilizzatori, dato che i software commerciali hanno prezzi non indifferenti e sono pochi a potersi permettere di pagare software come Nero, MS Office, Photoshop, suite antivirus, ecc. (infatti moltissimi utilizzano software commerciale “crackato”, commettendo, ai sensi della legge, un reato).
Il concetto è: “perché dovrei pagare qualcosa che posso avere gratis e legalmente?”

Oltre ad essere gratuito, il software libero funziona anche molto bene (a volte meglio degli equivalenti commerciali/proprietari). Le stesse funzioni presenti in Nero si possono trovare in decine di programmi liberi, che sono anche molto più “leggeri” rispetto alla suite di masterizzazione (che ormai contiene funzioni che moltissimi neppure utilizzano), occupando poco spazio su disco e poca RAM.
A questo punto occorre una precisazione: sto parlando di un’utenza che sfrutta il computer per compiere operazioni “normali”, come navigazione internet, e-mail, messenger, riproduzione musica/video/foto, piccoli fotoritocchi, creazione/modifica di documenti di testo/presentazioni/fogli di calcolo, masterizzazione cd/dvd e poco altro. Per tutte queste operazioni il software libero è asolutamente perfetto. Certo, difficilmente si troverà un unico programma che contenga strumenti di masterizzazione, backup, modifica audio/video, ecc., ma questo perché uno dei principi da seguire nello sviluppo di un programma è che esso deve fare una cosa sola e farla bene; se devo masterizzare un cd, installo un programma che masterizzi cd, non che faccia anche i backup del sistema!
Faccio questa puntualizzazione perché molti sostengono che alcuni programmi, ad esempio Photoshop, non abbiano degne alternative “free”, sostenendo che Gimp non sia adatto allo scopo: sinceramente non lo so, perché non ho mai fatto grande uso del fotoritocco ad alti livelli, dunque non posso esprimere una valutazione se non basandomi sui pareri di chi utilizza effettivamente software libero per questi scopi.
Dunque, per un utente come me (e come ce ne sono moltissimi), il software libero è perfettamente adatto.

Uno dei maggiori problemi per chi utilizza quotidianamente un computer è quello della sicurezza: con la diffusione dell’accesso ad internet si sono anche moltiplicati i metodi che i truffatori utilizzano per provocare danni al nostro PC e molti di questi sfruttano le cosiddette “falle” presenti nei programmi (il browser in primis), cioè degli errori nella programmazione del software. La forza del software libero è che esso può essere liberamente studiato da chiunque (anche un semplice utente che non faccia parte del team di sviluppo del programma in questione), il che fa sì che appena viene scoperta una falla, essa viene rapidamente riparata tramite un aggiornamento; un esempio lampante di questo è il browser web Firefox, uno dei browser più sicuri che esistano e, ovviamente, Open Source.
Al contrario Internet Explorer, software gratuito ma proprietario, non può essere studiato ed analizzato da chiunque: occorre aspettare che il team di sviluppo venga a conoscenza del problema e prepari la soluzione (sempre che lo facciano…) e infatti è probabilmente il browser meno sicuro per navigare (oltre al fatto che non rispetta molti degli standard web attuali, a differenza dei concorrenti “free”). Non è un caso se sempre più persone stanno passando al browser di Mozilla…

Un’altra differenza fondamentale tra i software proprietari e quelli liberi è il tipo di licenza; quando installiamo un software, o un sistema operativo, proprietari, ci viene chiesto di accettare delle condizioni di licenza. Nella quasi totalità dei casi, essa prevede esclusivamente la concessione all’utente finale di una licenza di utilizzo: questo vuol dire che il software che abbiamo installato non è “nostro” e non possiamo farne ciò che vogliamo (eseguirlo per qualsiasi scopo, studiarlo, modificarlo e ridistribuirlo), ma possiamo solo utilizzarlo nei modi stabiliti dal produttore. Non potendo studiare il codice sorgente del programma, non possiamo sapere realmente in che modo esso svolga le funzioni per cui lo abbiamo installato, né possiamo scoprire eventuali errori di programmazione, né, tantomeno, modificarlo aggiungendo caratteristiche nuove o migliorando quelle esistenti. Figurarsi poi distribuirlo! Dobbiamo prenderlo così com’è e non abbiamo, praticamente, alcun diritto su di esso.
Il software libero, al contrario, è distribuito con una licenza particolare (la General Public License – GPL e le sue derivate), che consente a chi lo installa di eseguirlo a piacimento, studiarne il codice sorgente, migliorarlo e ridistribuirlo (a patto di mantenere, per i sorgenti originali, la stessa licenza con la quale li abbiamo ricevuti); pensate che un certo programma manchi di una caratteristica importante? Se avete le capacità per farlo, potete modificare il programma aggiungendo questa caratteristica, sottoponendolo poi agli sviluppatori affinché la vostra versione modificata diventi quella ufficiale. Oppure potete prendere dei sorgenti e costruire un programma totalmente rinnovato da distribuire a chi volete. Così si è liberi nell’utilizzo del software e si aiuta la comunità degli utenti.

Personalmente ritengo che ciò sia fantastico, soprattutto a proposito dei sistemi operativi: l’avvento di GNU/Linux ha portato alla nascita di un numero stupefacente di distribuzioni diverse, ognuna delle quali si caratterizza per un uso particolare; Ubuntu, ad esempio, si propone di essere estremamente semplice, per avvicinare più persone possibili al mondo Linux; Debian ha come obiettivo quello di essere una distribuzione universale, che possa essere installata su qualsiasi supporto; Backtrack fornisce strumenti per l’analisi delle reti e così via. Esistono distribuzioni per il recupero dei dati, per l’editing audio/video, per l’installazione su chiavetta USB, i server…c’è solo l’imbarazzo della scelta! E moltissime distribuzioni possono essere testate dal LiveCD, cioé avviando il computer dal disco: il sistema operativo verrà caricato sulla RAM e sarà possibile utilizzarlo, esplorarlo, installare software e creare documenti (da salvare su un supporto esterno, ovviamente), il tutto senza modificare nulla sul vostro computer! E se volete installarlo, potrete farlo senza dover rimuovere Windows: all’avvio vi verrà chiesto quale dei due avviare…più semplice di così!

Pensate che l’affidabilità è talmente alta, che persino la borsa di Londra ha deciso di passare ad un sistema basato su Linux!

Questi sono solo alcuni dei motivi per cui ho scelto di utilizzare il software libero e l’OpenSource: in rete ne potrete trovare molti altri (ad esempio sul sito dell‘Istituto Majorana di Gela), ma soprattutto non troverete buoni motivi per non provarlo!

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