Chi parla e cammina a testa alta, muore una volta sola…

In questo stesso giorno, venti anni fa, qualcuno nasceva, qualcuno festeggiava un compleanno, qualcun altro l’anniversario di matrimonio; ognuno viveva la propria vita, indipendentemente dagli altri, come succede praticamente ogni giorno. Ma vent’anni fa, in questo stesso giorno, è successo qualcosa che ha accomunato le vite di tutti noi, che ci ha colpiti tutti: vent’anni fa la mafia metteva a segno un’altra delle stragi che hanno reso terribili alcuni decenni della storia del nostro Paese, assassinando Giovanni Falcone, sua moglie e gli uomini della scorta.
Vent’anni fa io avevo 6 anni e certo non potevo avere idea di cosa stesse succedendo: di quel giorno ricordo solo che la radio ripeteva continuamente il nome di Falcone, qualche mese dopo affiancandolo a quello di Paolo Borsellino (anche lui barbaramente ucciso dalla mafia); ricordo di aver pensato che “Borsellino” fosse un cognome tanto buffo, che mi faceva pensare al portamonete di mia nonna. Ma ero, appunto, un bambino e non potevo sapere che quella giornata aveva coinvolto, in fondo, anche me…

Oggi avrete sicuramente sentito spendere fiumi di parole su quei tragici eventi e sulle figure dei due giudici: io ho evitato volutamente telegiornali, salotti televisivi e quant’altro perché sono certo che, come da alcuni anni a questa parte, sarei rimasto disgustato ed offeso.
Mi avrebbero disgustato le parole di chi, essendo allora al potere, avrebbe dovuto fare di più per impedire che simili atrocità accadessero, mostrandosi invece debole e remissivo ai ricatti dei mafiosi; mi avrebbero fatto orrore le parole dei tanti che, poco più di vent’anni fa, accusavano Falcone di protagonismo e che adesso ne tessono le lodi, come se fosse sempre stato il loro idolo ed esempio; mi avrebbero offeso le parole di chi oggi parla di giustizia e di legalità, ma che il resto dell’anno inneggia alla violenza e all’odio ; mi avrebbe disgustato sentir paragonare coloro che hanno cercato veramente di combattere quel cancro che è la mafia dal nostro Paese, e coloro che ancora oggi, in silenzio, continuano a farlo, con chi invece cerca soltanto la popolarità televisiva con inchieste da prima pagina sulle riviste scandalistiche; ecco, piuttosto che sentirmi disgustato da tutto questo, ho deciso di riflettere su quello che ha significato per tutti noi quel giorno di venti anni fa.

Ho già detto che tutti noi siamo stati coinvolti, che le nostre vite si sono, anche solo per un attimo, incontrate; questo perché sono convinto che la criminalità, specie quella organizzata (come è la mafia) sia un problema che riguarda tutti noi, perché lede il nostro diritto e la nostra voglia di vivere in un Paese libero, non schiavo di un’entità che, invisibile, lo pervade, a tutti i livelli; perché ogni volta che un cittadino onesto perde la vita nell’adempimento del proprio dovere (per quanto pericoloso esso possa essere), ciascuno di noi e tutti noi insieme veniamo allontanati da quell’idea di Paese libero in cui vorremmo vivere.
Ho riflettuto, ed ho pensato che il Maestro Jigoro Kano ha voluto lasciare, creando il Judo, due insegnamenti importanti, riassunti in un unica frase: “Progredire tutti insieme attraverso il miglior uso dell’energia”. Ed è questo che dobbiamo fare, è questo che oggi avrei voluto sentir dire: se ci impegnassimo tutti insieme nel rendere migliore il Paese, il mondo in cui viviamo, anche un avversario apparentemente più forte di noi potrebbe venire sconfitto. Se la mafia ci fa fare un passo indietro, noi dobbiamo farne due avanti. Dobbiamo essere “il cambiamento che vorremmo vedere nel mondo”, non illuderci che il cambiamento possa nascere dal nulla, o peggio, che non possa nascere affatto.
Dobbiamo far sì che quelle morti non ci intimidiscano (come vorrebbe chi le ha commissionate), ma che ci rendano più forti, più determinati nel voler impedire che ce ne siano altre in futuro. Altrimenti non saremo mai liberi, e Falcone, Borsellino e tutti gli altri, non solo saranno morti invano, ma sarà inutile anche tutto ciò che hanno conquistato per noi nella loro vita.

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4 pensieri riguardo “Chi parla e cammina a testa alta, muore una volta sola…

  1. Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Rita Atria e tutti i caduti di mafia continueranno a vivere se noi continueremo a lottare e ricordare.

    p.s. mi fa piacere che hai usato il mio wall🙂

  2. Mi sia consentito ricordare anche il Gen. Carlo Alberto Dalla Chiesa oltre al Dr. Giovanni Falcone ed al Dr. Paolo Borsellino.
    Mi limito solo a questi nomi perche` sono persone che ho conosciuto personalmente.

      1. Due riferimenti a quanto detto nell’articolo, riguardo coloro che oggi ricordano Falcone, ma che non esitarono a voltargli le spalle quando avrebbero dovuto sostenerlo.

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