A scuola di spreco

Ormai da più di un anno possiedo un e-book reader, un Nook Simple Touch per la precisione (peraltro uno degli acquisti migliori che abbia mai fatto); questo dispositivo, come la maggior parte degli e-book reader, possiede uno schermo ad “inchiostro elettronico” (tecnologia E-Ink).
Questo tipo di schermo differisce sostanzialmente dai display che siamo abituati ad avere nei nostri dispositivi elettronici, come cellulari, tablet, computer, ecc., in quanto (semplificando molto le cose, per dettagli più specifici su questa tecnologia potete consultare la relativa pagina di Wikipedia) non è retroilluminato .
Grazie a questa caratteristica, gli schermi e-ink non affaticano la vista: è possibile leggere decine e decine di pagine senza stancare gli occhi, esattamente come accade con i libri cartacei.
Ed esattamente come con i libri cartacei, per leggere è necessaria una buona illuminazione ambientale; mentre un display retroilluminato è leggibile anche al buio, uno schermo e-ink, proprio come un libro, diventa illeggibile.

Io stesso ero molto scettico al riguardo, finché non ho visto di persona uno schermo di questo tipo: mi sono dovuto ricredere immediatamente, sembra davvero un libro stampato.
Questo tipo di tecnologia porta anche altri vantaggi: si risparmiano enormi quantità di carta, si spende meno per l’acquisto dei libri (le edizioni digitali costano meno) ed i dispositivi possono contenere moltissimi libri, anche “voluminosi”, che altrimenti sarebbe difficile portare con sé nella loro edizione cartacea. Inoltre, grazie al formato EPub (ovviamente un formato libero), è possibile regolare le dimensioni del testo senza perdere definizione, cosa ovviamente impossibile con un testo stampato.
Molti dispositivi, poi, permettono di sottolineare il testo e di aggiungervi delle annotazioni, come anche di utilizzare dei segnalibri, effettuare ricerche nel testo o cercare le parole evidenziate nel dizionario.

Tutte queste caratteristiche rendono gli e-book reader un’ottima soluzione per chi deve portarsi appresso ogni giorno libri pesanti e passare diverse ore al giorno a leggerli: gli studenti.
Immaginate i vantaggi; le famiglie risparmierebbero soldi sull’acquisto dei libri (da sempre una voce di spesa molto onerosa nel bilancio familiare), i ragazzi non dovrebbero portare sulla schiena zaini più pesanti di loro e che spesso sono causa di posture errate e danni alla colonna vertebrale, si risparmierebbero tonnellate di carta, con conseguente riduzione dell’impatto ambientale dovuto alla produzione di carta. Insomma, un uso intelligente delle nuove tecnologie.

Ma, secondo voi, poteva la Pubblica Amministrazione, per una volta, fare le cose per bene?
Ovviamente no.

Mi riferisco, in particolare, al progetto “Generazione Web” della Regione Lombardia, che prevedeva il sostegno per “l’acquisto e l’installazione, per l’avvio dell’anno scolastico 2012/2013, di attrezzature per la realizzazione di classi digitali, previste nel Piano Nazionale Scuola Digitale, per contribuire alla trasformazione degli ambienti di apprendimento, attraverso l’integrazione delle Tecnologie per l’Informazione e la Comunicazione (ICT)“.
Ciò si è tradotto nell’acquisto non di e-book reader veri e propri, con schermo e-ink, ma di tablet con schermo retroilluminato (il Liceo Golgi, ad esempio, con gli 87.000 € ottenuti ha acquistato degli iPad).
Le conseguenze? Molte delle scuole che hanno partecipato al progetto lamentano problemi dovuti (guarda caso) alle difficoltà nella lettura prolungata, oltre al fatto che gli studenti si distraggono scaricando applicazioni per giocare.

Ma dico io, era tanto difficile informarsi un po’ più a fondo prima di spendere soldi pubblici (per la precisione 4.719.982,00 €, come visibile dall’Allegato 2, reperibile sul sito della Regione) per acquistare dispositivi inutili?
Sarebbe bastato acquistare dei lettori e-book veri e propri, con schermo adatto a letture prolungate e senza decine di inutili caratteristiche: costano meno di un tablet (specie di un iPad), quindi a parità di spesa se ne sarebbero potuti acquistare di più, e fanno bene ciò che devono fare.

Certo, andare a scuola con l’iPad (o meglio, iBad) fa molto “scuola 2.0”, i ragazzi si sentono “fighi”; la colpa di tutto ciò non è certo loro, ma di quegli adulti incompetenti che non sono in grado di organizzare come si deve un progetto che poteva rivelarsi davvero innovativo.
È vergognoso spendere soldi pubblici in acquisti indirizzati soltanto dalle campagne pubblicitarie (e qui Apple ha la sua parte di responsabilità, perché fa passare il messaggio secondo cui con l’iPad è possibile leggere come con un libro normale, cosa assolutamente falsa), come è vergognoso ignorare la formazione dei docenti e dei ragazzi e la realizzazione di una struttura tecnologica adatta a supportare il lavoro quotidiano con i nuovi strumenti (“Spesso i libri scaricati sul tablet spariscono e bisogna rifare tutto da capo. E ci sono giorni in cui la connessione non va.“, “Poi c’è il problema dello studio a casa: chi non ha internet a casa è in difficoltà. Allora deve scaricare tutto su una chiavetta per poi trasferire i documenti sul computer, ma non sempre si riesce” – fonte).

D’altronde cosa potevamo aspettarci da un Paese come il nostro, che se ne frega ampiamente dell’istruzione?
Un’altra splendida occasione persa.

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