Tag: gnu/linux

Manjaro e il vecchio scassone

Tra i passatempi con cui mi diverto quando posso c’è il trashware: riuscire a recuperare un computer dato ormai per spacciato e renderlo nuovamente utilizzabile è una bella soddisfazione, è una buona palestra per migliorare le proprie conoscenze hardware e software ed è l’occasione per fare del bene al pianeta (riducendo i rifiuti altamente inquinanti) e a chi ha bisogno di computer e non può permettersi di acquistarli (associazioni, scuole, ecc.).

Spesso ci si trova tra le mani materiale veramente datato o con risorse hardware ridicole e questo costituisce, in un certo senso, una sfida: riuscirò a rimettere in sesto questo fermaporte?

Oltre ad intervenire sull’hardware, sostituendo le componenti non più funzionanti o aggiornando quelle presenti per migliorare (nei limiti del possibile) le prestazioni della macchina, bisogna lavorare anche sul software, che deve essere adatto all’hardware che ci troviamo davanti.

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Usare Android senza app Google – Parte 2

Nel primo post di questa serie abbiamo visto come configurare la sincronizzazione di contatti e calendario tra il nostro device Android ed il servizio OpenMailBox.

Oggi parleremo di e-mail e cloud, sempre utilizzando i servizi di OpenMailBox ed applicazioni Libere/Open Source.

Per quanto riguarda l’e-mail, utilizzeremo K-9 Mail, un client per Android rilasciato con licenza Apache2.
La CyanogenMod fornisce un client e-mail preinstallato, ma personalmente preferisco K-9 mail, che trovo più personalizzabile e ricco di funzioni.

Innanzitutto dobbiamo installare il client: per farlo apriamo il nostro fidato F-Droid, cerchiamo “k-9 mail” e lo installiamo.

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Fatto questo, apriamo il menu e selezioniamo l’applicazione: verremo accolti da una schermata di benvenuto e potremo scegliere se importare le impostazioni (funzione molto comoda se si è costretti a reinstallare l’applicazione) o se inserirle manualmente. Continua a leggere “Usare Android senza app Google – Parte 2”

Trisquel e Parabola: due distribuzioni veramente libere!

Tutti noi parliamo dei sistemi GNU/Linux definendoli “liberi”, nel senso di “composti da Software Libero”. In realtà questa definizione si addice perfettamente soltanto ad alcune distribuzioni particolari, che non contengono software proprietario nei propri repository né ne incoraggiano in alcun modo l’utilizzo.

La lista delle distribuzioni “Libere” è, ovviamente, mantenuta dalla Free Software Foundation; la cosa che salta subito all’occhio è la mancanza di moltissime distribuzioni “famose” come Debian e Fedora, che comunque si impegnano a fornire sistemi composti solo da Software Libero.

Questa assenza è provocata da due motivi principali.

Il primo è il kernel Linux; il cuore delle nostre amate distribuzioni è composto per la maggior parte da codice libero, ma comprende anche delle componenti, soprattutto firmware, rilasciate con licenze non libere: una distribuzione interamente libera, dunque, deve fornire una versione modificata del kernel (mantenuta dal progetto ‘Linux-Libre‘), dalla quale siano state rimosse tutte le parti di codice non libero. Come potete facilmente intuire, questo ha ripercussioni sul riconoscimento dell’hardware: tutte le periferiche che vengono riconosciute e gestite dal kernel Linux grazie a firmware proprietari non verranno riconosciute da Linux-Libre.
Così come il kernel, anche altri pacchetti contengono porzioni di software non libero: un esempio è il driver libero per le schede ATI (xf86-video-ati), che utilizza un microcode proprietario per far funzionare l’accelerazione grafica 2D o 3D (fonte). I pacchetti presenti nei repository delle distribuzioni libere sono stati compilati eliminando qualsiasi componente non libera.

Il secondo motivo è di ordine, se vogliamo, “organizzativo”; nelle normali distribuzioni è possibile installare software proprietario abbastanza facilmente. Alcune (come Ubuntu, Mint e Chakra, solo per dirne alcune) includono software proprietario nei propri repository, altre (come Debian e Fedora) hanno repository separati per questo tipo di software, ma (secondo i parametri della FSF) separare i repository non è abbastanza: essi non dovrebbero proprio esistere.

Una spiegazione più dettagliata della questione è reperibile sul sito della FSF.

Ho provato, per la curiosità di vedere se il mio computer è “Free-Software-Friendly”, due tra le distribuzioni approvate dalla FSF: Trisquel e Parabola, due distribuzioni molto differenti ma entrambe interessanti.

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10 bugie su GNU/Linux

E’ incredibile, nell’era di internet e della libera circolazione delle idee, quanto si possa insistere nella propria ignoranza.
E ancora più incredibile è che si parli di cose che non si conoscono, spacciando le falsità per verità!

Mi riferisco ad un articolo apparso ieri su Tuttogratis.it, in cui si elencano 10 motivi per non scegliere GNU/Linux: un articolo pieno di falsità, di affermazioni riferite alla situazione di almeno 10 anni fa o uscite da chi vende sistemi operativi proprietari.

Bene, ho deciso di replicare qui, punto per punto, alle falsità scritte nel suddetto articolo
L’obiettivo non è di convincere chiunque ad utilizzare GNU/Linux, né di affermare che questo sia sempre la soluzione migliore, ma di fornire agli utenti dei parametri reali sui quali basare la propria scelta; tutti sono liberi di usare il sistema che preferiscono, ma è giusto che questa scelta sia consapevole e non imposta o dettata da false credenze.
Dopo questa precisazione (assolutamente necessaria), possiamo cominciare.

1- Linux è troppo complicato

“Il principale argomento che sostiene la gente è: non usate Linux perchè è troppo complicato. In molte delle varianti di Linux, non c’è un modo affidabile di configurare i permessi sui file, lo start e lo stop dei servizi e configurare le network card, tra gli altri, senza affidarsi a una linea di comando. E spesso queste funzioni non sono sufficientemente ben progettate per un utente novizio.”

Questa affermazione è autocontraddittoria: si dice che Linux è troppo complicato, mentre nella riga dopo parla di alcune “varianti di Linux”. E’ vero, esistono distribuzioni in cui le configurazioni vanno effettuate da terminale e non vi è un’interfaccia grafica che consenta di farlo semplicemente: ma sono distribuzioni indirizzate specificamente ad utenti avanzati o ad utilizzo server e non certo all’utente desktop “medio”.

Di distribuzioni adatte ai principianti è pieno il mondo: Ubuntu (comprese le sue derivate Kubuntu, Xubuntu, Lubuntu, Ubuntu Studio, Ubuntu Plus Remix, ecc…) e Linux Mint, giusto per citarne due tra le più diffuse. In queste distribuzioni il terminale è un accessorio che può servire solo in casi di emergenza (ad esempio, in caso di un malfunzionamento della grafica), mentre nell’utilizzo normale non è assoltamente necessario.

 

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