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Ripristinare l’MBR di Windows senza il disco di installazione

Attenzione!
La seguente guida non si applica a sistemi basati su EFI/UEFI. Eseguire i seguenti passaggi su tali sistemi può provocare l’impossibilità di avviare il sistema.

A molti sarà capitato di trovarsi nella spiacevole situazione di dover ripristinare l’MBR del proprio disco rigido.
L’MBR (Master Boot Record) è il settore d’avvio dell’hard disk; ne occupa i primi 512 byte e contiene i comandi necessari per avviare il sistema operativo.
Questo settore può venire danneggiato a causa di malfunzionamenti, errori, virus o altro; in tutti questi casi, non sarà più possibile avviare il proprio sistema operativo, Windows o Linux che sia e si dovrà procedere a ripristinarlo: oggi vedremo come possiamo procedere.

Normalmente per ripristinare l’MBR occorre avviare il computer dal disco di installazione di Windows, accedere alla console di emergenza e digitare
   
        fixboot
 
 
seguito da
 
       fixmbr
e da
 
        exit


Purtroppo non sempre è possibile utilizzare il disco di Windows; oggigiorno molti produttori non forniscono il disco di installazione o di ripristino del sistema operativo preinstallato ed alcuni computer (penso in particolare ai netbook) non dispongono di un’unità ottica, rendendo di fatto impossibile l’avvio da CD/DVD.

Piccola guida alle distribuzioni GNU/Linux

Come molti sanno, esistono moltissime distribuzioni GNU/Linux e per tutti i “novizi” del pinguino è sempre difficile sceglierne una piuttosto che un’altra.

Questo post vuole essere una piccola guida alla scelta della distribuzione più adatta alle proprie esigenze; ovviamente il modo migliore per farsi un’idea su una distribuzione è provarla, magari tramite LiveCD, ma certo è meglio restringere il campo ad un paio di opzioni, per non dover perdere troppo tempo a scaricare le varie immagini e provarle in live.

Non potendo, sia per questioni di spazio che di conoscenza personale, parlare singolarmente di ogni distribuzione esistente, ho preso le prime 13 distribuzioni nella classifica mensile di Distrowatch, stilata secondo il numero di visite alle pagine ufficiali delle varie distribuzioni; dunque seguiremo l’ordine della classifica, dalla prima alla tredicesima. Let’s begin!

1.Ubuntu

Come era prevedibile, la prima distribuzione che troviamo è Ubuntu; prevedibile perché è sicuramente la distribuzione che ultimamente sta attirando più utenti, soprattutto tra gli utenti di Windows, grazie alla sua semplicità di installazione e utilizzo e alle tante funzioni che integra (social network, negozi musicali, software center, servizi cloud, ecc.), che la rendono un’ottima scelta per chi utilizza per la prima volta un sistema GNU/Linux.

I rilasci avvengono ogni 6 mesi: l’ultima versione disponibile (la 11.04) ha introdotto una nuova interfaccia grafica (chiamata Unity) che, però, non ha soddisfatto molti utenti.

Oltre alla versione ufficiale esistono delle derivate, che utilizzano interfacce grafiche (in gergo Desktop Manager) differenti: Kubuntu, con KDE, Xubuntu, con XFCE e Lubuntu, con il leggerissimo LXDE. Ne esistono poi altre, ad esempio Edubuntu, specializzata nel software didattico per ogni livello di studio, ma la base è sempre quella.

Consigliata a chi si affaccia per la prima volta al mondo GNU/Linux e vuole un ambiente stabile, graficamente piacevole e ben supportato, senza dover dedicare troppo tempo alla configurazione.

Sconsigliata a chi già usa GNU/Linux e vuole una distribuzione all’altezza della propria esperienza e a chi vuole avere aggiornamenti costanti dei propri programmi preferiti.

 

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10 bugie su GNU/Linux

E’ incredibile, nell’era di internet e della libera circolazione delle idee, quanto si possa insistere nella propria ignoranza.
E ancora più incredibile è che si parli di cose che non si conoscono, spacciando le falsità per verità!

Mi riferisco ad un articolo apparso ieri su Tuttogratis.it, in cui si elencano 10 motivi per non scegliere GNU/Linux: un articolo pieno di falsità, di affermazioni riferite alla situazione di almeno 10 anni fa o uscite da chi vende sistemi operativi proprietari.

Bene, ho deciso di replicare qui, punto per punto, alle falsità scritte nel suddetto articolo
L’obiettivo non è di convincere chiunque ad utilizzare GNU/Linux, né di affermare che questo sia sempre la soluzione migliore, ma di fornire agli utenti dei parametri reali sui quali basare la propria scelta; tutti sono liberi di usare il sistema che preferiscono, ma è giusto che questa scelta sia consapevole e non imposta o dettata da false credenze.
Dopo questa precisazione (assolutamente necessaria), possiamo cominciare.

1- Linux è troppo complicato

“Il principale argomento che sostiene la gente è: non usate Linux perchè è troppo complicato. In molte delle varianti di Linux, non c’è un modo affidabile di configurare i permessi sui file, lo start e lo stop dei servizi e configurare le network card, tra gli altri, senza affidarsi a una linea di comando. E spesso queste funzioni non sono sufficientemente ben progettate per un utente novizio.”

Questa affermazione è autocontraddittoria: si dice che Linux è troppo complicato, mentre nella riga dopo parla di alcune “varianti di Linux”. E’ vero, esistono distribuzioni in cui le configurazioni vanno effettuate da terminale e non vi è un’interfaccia grafica che consenta di farlo semplicemente: ma sono distribuzioni indirizzate specificamente ad utenti avanzati o ad utilizzo server e non certo all’utente desktop “medio”.

Di distribuzioni adatte ai principianti è pieno il mondo: Ubuntu (comprese le sue derivate Kubuntu, Xubuntu, Lubuntu, Ubuntu Studio, Ubuntu Plus Remix, ecc…) e Linux Mint, giusto per citarne due tra le più diffuse. In queste distribuzioni il terminale è un accessorio che può servire solo in casi di emergenza (ad esempio, in caso di un malfunzionamento della grafica), mentre nell’utilizzo normale non è assoltamente necessario.

 

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Perché scelgo il software libero

Devo ammetterlo: a volte quando affermo di utilizzare un sistema operativo GNU/Linux mi sembra che il mio interlocutore mi guardi come se gli avessi appena confessato di essere dedito al cannibalismo. A ben pensarci, questo non è molto strano, visto e considerato che per la maggior parte degli utenti Linux (mi perdonino i puristi, ma scrivere sempre GNU/LInux è fastidioso) è sinonimo di righe di comando e stringhe a non finire, difficoltà di utilizzo, mancanza di programmi e chi più ne ha più ne metta: peccato che tutto ciò non sia vero (non più, se non altro).
Ormai i sistemi operativi basati su Linux hanno raggiunto livelli di usabilità impressionanti (la grafica poi è impressionante! Bellissima!) , per non parlare della quantità di programmi disponibili, dal browser web ai software per utilizzo medico, al software per controllare il puntatore del mouse attraverso gli spostamenti del viso (questo l’ho scoperto oggi, si chiama MouseTrap ).

Ma perché un utente “medio” dovrebbe scegliere Linux e, più in generale, il software libero al posto della bella copia di Windows che trova preinstallata nel computer appena comprato (illudendosi ingenuamente di non averla pagata)?
I motivi sono diversi e cercherò di elencarli a partire dal più “interessante” per l’utente medio di prima.

 

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